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Discorso con Won Pil Kim

Appunti di Martin Porter

Tokyo - 1971

Il maestro ha sofferto moltissimo in prigione. Però non basta dire che la sua vita è stata molto dura. In prigione ha sofferto molto, ma con lui hanno sofferto anche molti prigionieri. Perché la sofferenza del maestro è diversa da quella degli altri prigionieri? Può anche darsi che alcuni abbiano sofferto più di lui; la sofferenza non è il segno del Messia, perciò non è tanto importante la quantità della sofferenza, ma bensì il motivo per cui si soffre. Perciò il primo problema è chi ha sofferto ed il secondo con quale cuore costui ha sopportato tale peso.

Non percependo questo particolare lato della vita del Maestro, non si può neanche capire qual è stata la storia che ha percorso. Ci sono due tipi di sofferenza, la prima è la sofferenza che dà la vita agli altri, la seconda è la sofferenza della sopravvivenza. Quale delle due ha più valore? Alcuni dei prigionieri che prima non lo conoscevano, hanno ricevuto rivelazioni e lo hanno seguito. Uno di questi era un capo che badava a 6000 prigionieri. Costui suggeriva al Maestro di fare i lavori più facili, ma il Maestro si rifiutava ed anzi accettava serenamente i lavori più duri, nonostante il capo potesse ordinargli il contrario. Il lavoro era tanto difficile che un operaio in libertà, in soli tre mesi, avrebbe guadagnato abbastanza per vivere un anno. Anche in inverno il sudore colava sul viso di questi prigionieri.

Il lavoro veniva suddiviso in squadre di 10 prigionieri. Montagne di fertilizzante dovevano essere polverizzate con la dinamite, imballate e caricate sui treni. In 8 ore giornaliere ogni prigioniero doveva imballare 1300 sacchi e caricarli sui treni. Inoltre le corde per l’imballaggio, fatte di fibra di riso, erano così grezze che tagliavano spesso le mani di chi le usava e la sostanza chimica a base di ossido di ammonio contenuta nel fertilizzante, corrodeva la carne delle mani fino a raggiungere l’osso; in più il rancio era molto scarso. Da tutto ciò potete facilmente immaginare quanto fosse dura la vita del Maestro in prigione.

Queste difficoltà, però, furono sopportate anche dagli altri prigionieri. La sofferenza nel lavoro era uguale per tutti, ma il Maestro è la realtà o la manifestazione di Dio. Egli ha sopportato la sofferenza, non per se stesso, ma per l’umanità. Ha sofferto sentendo il cuore di Dio, per restaurare l’umanità. Io ho vissuto col Maestro per molti anni e il suo modo di vita esteriore non è tanto diverso dal nostro. Una delle differenze è che lui al mattino rivolge il suo primo saluto a Dio e che quando mangia non ringrazia soltanto come facciamo noi ma tutto ciò che fa, anche il respiro, parte da Dio e inonda se stesso. Prendiamo come esempio due persone che mangiano: una mangia per sé, l’altra mangia per l’umanità.

Esternamente possono sembrare uguali, ma c’è una grande differenza interiore, la differenza che c’è tra il cielo e la terra. Quando diciamo di voler conoscere il corso seguito dal Maestro, vogliamo sapere quale strada ha percorso. In questo modo possiamo veramente conoscere il Maestro, il tipo di uomo che è, ed il suo cuore. Se non lo guardate da questo lato, vi apparirà come tanti altri esseri umani.

Per conoscere il cuore di Dio bisogna viverlo. Conoscere Dio significa vivere la sua esperienza. Se volete conoscere i Veri Genitori, dovete diventare veri figli. Nella maggior parte dei casi coloro che ascoltano il Maestro lo giudicano soltanto da un punto di vista umano. Per questo motivo il Maestro vuole che viviate la sua esperienza, mettetevi nella posizione dei Veri Genitori e nella posizione di Dio.

La cosa più importante per noi è quella di mettere Dio per primo nella nostra vita, dare più peso alle cose di Dio che a quelle personali. Nel nostro cammino verso Dio, è necessario mettere la famiglia prima dell’individuo, la tribù prima della famiglia, la nazione prima della tribù e i Veri Genitori prima del mondo. Questa è stata la strada del Maestro e se noi la seguiamo, per forza dobbiamo riuscire.

Io ho seguito il Maestro per più di 20 anni e ho notato una cosa: il suo cuore non cambia. Lui mette sempre importanza sul cuore di Dio e il pensiero per l’umanità viene prima di se stesso; e quando noi non facciamo altrettanto, siamo separati da Dio.

Il momento più difficile della mia vita è stato quello della guerra del 25 giugno (guerra di Corea). Il Maestro e io dovevamo portare un uomo con una gamba rotta al di là di un fiume largo 4 chilometri e con una temperatura di circa 3° sotto zero. Il Maestro portò quest’uomo sulle sue spalle, per tutto il percorso. Potete immaginarlo? Era estremamente difficile e pericoloso. Non c’era un medico per curarlo e mettergli la gamba a posto per cui il Maestro doveva stare molto attento. Ciò che peggiorava le cose era il fatto di essere inseguiti dai soldati della Cina comunista, per cui rallentare avrebbe significato la nostra morte.

Era una situazione di emergenza, specialmente per il Maestro che doveva completare il piano della restaurazione. Lui non poteva non raggiungere l’altra riva. Una volta gli dissi che riuscire era stato un miracolo, ma lui rispose che non poteva mancare dal momento che tutta la Provvidenza di Dio dipendeva da lui.

Io sento che se faccio qualcosa per me stesso ho una certa forza individuale, ma se faccio qualcosa per la nazione, ho una forza nazionale. Per questo noi dobbiamo fare ogni cosa per l’umanità.

Domanda: “Quanto tempo ha passato con il Maestro per imparare queste cose?”

Risposta: “Io sto ancora imparando dal Maestro. Noi diciamo molte volte alle persone che studiano i Principi che c’è una fondazione di fede, una di sostanza ed una per la venuta del Messia. Ma in realtà la fondazione per la venuta del Messia, non è stata completata. Questo non significa che il Maestro non ha compiuto, ma che lui viene sul livello individuale, e che siamo noi che dobbiamo stabilire quest’ultima fondazione che man mano crescerà a livello familiare, tribale ecc.

La fondazione di sostanza significa che il carattere e il corpo dell’uomo diventano uno (Caino e Abele uniti), poi c’è la venuta del Messia. Perché lui venga in ogni gruppo della Chiesa Unificata, la fondazione di fede e di sostanza deve essere già stata fatta.

A livello della chiesa colui che guida è Abele e i membri Caino; l’unità deve essere raggiunta affinché il Maestro possa venire. Perciò la sua visita nella nostra chiesa, indica la venuta del Messia.

La fondazione è stabilita esternamente quando Caino e Abele sono uniti. Però il vero problema è se lo sono anche internamente, perché solo allora il Messia può venire. Lo stesso processo è valido sia al livello individuale che nazionale.

Quando Dio ha promesso la benedizione ad Adamo, non c’era una totale unità tra il suo carattere e il suo corpo; se il rapporto tra Adamo ed Eva fosse stato quello di Caino e Abele uniti, Dio avrebbe abbracciato loro eternamente, ma quando hanno fallito, Dio li ha abbandonati. Noi che siamo stati benedetti, siamo nella stessa posizione: siamo sulla base dello stadio di perfezione.

Adamo ed Eva dovevano crescere per diventare uno con Dio ed è la stessa cosa per noi oggi, anche a livello di gruppo, perciò ancora non dite che abbiamo raggiunto la perfezione. La perfezione è il nostro fine ed ora non è tanto difficile raggiungerlo. Dobbiamo realizzare il rapporto fra carattere e corpo attraverso le parole del Maestro. Però è più difficile realizzarlo che solo parlarne. Ricordate come si lamentava san Paolo? Il nostro problema oggi è di unire il carattere e la forma, e sul livello di chiesa unire colui che guida con i membri. Se questa unità non può essere raggiunta Dio non può venire ma solo Satana. Questa deve essere raggiunta anche a costo della vita di colui che guida. Forse lui sarà costretto a mettersi nella posizione di Caino per raggiungere l’unità; cioè sarà costretto a negare la sua opinione per accettare quella dei membri. Egli deve avere il cuore del Padre e le scarpe di un servo. I seguaci devono seguire colui che guida, altrimenti egli sarà costretto a servire i seguaci per portare unità.

Il Maestro è Abele, ma per portare l’uomo a Dio, serve l’umanità. Mentre ci sforziamo di aumentare i membri del gruppo, dobbiamo realizzare l’unità in noi stessi e nella famiglia. Se c’è disunità nell’individuo o nella chiesa, ciò è molto grave e se non tenete in giusto conto questo, non realizzerete la venuta del Messia. Il Maestro è molto severo su questo punto.

Egli voleva portare la benedizione in Giappone nel 1967, ma poiché non avevano stabilito abbastanza condizioni, ciò non è stato possibile. Così lui, da solo, dovette stabilire queste condizioni.

Nella nostra vita di fede se noi non possiamo essere in unità, è molto serio, perché la base fondamentale del piano di Dio per la restaurazione è proprio questa. Quando Dio è tra di noi viene la pace e l’amore, ma se Satana ci divide dobbiamo fare ogni sforzo per portare unità, chiedere perdono e stabilire condizioni.

La realtà

La realtà è il risultato. L’argomento di cui ora stiamo parlando è il risultato o fenomeno che deriva da una causa. Nella maggior parte dei casi la realtà non è piacevole: la verità è che noi non possiamo fare ciò che vogliamo. Il mondo attuale non è felice, ma proprio in questo mondo, noi dobbiamo ricercare la felicità.

Perché l’umanità è infelice? La caduta ne è la causa. Se non ci fosse stata la caduta, il mondo sarebbe stato felice perché la causa era buona ed il risultato sarebbe stato altrettanto.

Nessuno desidera essere infelice, ma se tutti cercano la felicità, perché non riescono a trovarla? Nessuno desidera ammalarsi, ma molti sono ammalati. Qual è la causa della malattia? Se l’uomo si ammalasse perché desidera stare male, questa ne sarebbe la causa, ma nel nostro caso essa è esteriore.

Possiamo dire che Dio è la causa ma Egli è bontà e se la causa è bontà, perché l’effetto non è buono? Pensiamo allora che Dio voglia realizzare la bontà e la felicità attraverso l’infelicità. Così quando ci capita di incontrare difficoltà e sofferenze, dobbiamo capire che Dio attraverso di esse vuole realizzare felicità e piacere. Quando noi siamo contenti dobbiamo sentire il cuore di Dio che ha sofferto molto per renderci felici. Quando il Maestro soffriva in prigione non si lamentava perché sapeva che, superando tali difficoltà, la Provvidenza di Dio avrebbe portato al mondo la felicità. Quando il Maestro ci dice cose piacevoli ci dà molta forza; però più noi desideriamo la felicità, la gioia, il benessere, più lui deve soffrire per darcele. Non riuscirete a dare lo stimolo alle persone e farle rinascere spiritualmente imparando i Principi a memoria e insegnandoglieli, dovete prima superare e sottomettere Satana in voi stessi.

Vincere Satana significa unire il carattere e la forma nell’individuo. La ragione per cui le parole del Maestro possono dare la vita, è perché Lui ha sottomesso Satana. Noi abbiamo bisogno delle sue parole poiché a volte veniamo sconfitti. Se vogliamo diventare veri figli di Dio dobbiamo uscire vittoriosi da questa lotta e superare Satana quando cerca di rompere l’armonia sia individuale che di gruppo. Non è importante se siete giovani o anziani nei Principi, la cosa importante è che superiate Satana.

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