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La Conclusione della Storia Umana

Lo scopo di Dio nella storia, le profezie bibliche e i nostri giorni

Premessa

Nell’autunno del 1921, mentre viaggiava sul leggendario Orient Express e guardava incantato il paesaggio turco illuminato dal chiarore lunare, il giovane studioso britannico Arnold Toynbee fu ispirato ad annotare su un pezzetto di carta una lista di argomenti. Poco poteva sapere a quel tempo, ma una trentina di anni più tardi, dopo aver spaziato con i suoi studi su tutta la storia e aver esaminato la nascita e il declino di 26 civiltà, Toynbee aveva elaborato quella lista nella sua classica opera in 12 volumi intitolata A Study of History (Uno studio della storia). Fra le altre conclusioni, Toynbee era giunto a sentire che alla base del tumultuoso corso delle vicende umane c’è uno scopo divino. “La storia - scrisse più tardi - è una visione della creazione di Dio in movimento”.

Ma nonostante l’ampiezza e la profondità delle sue ricerche, sono molti a non essere d’accordo con lui. Karl Marx, ad esempio, si faceva beffe della dimensione spirituale della nostra esistenza, insistendo che le tensioni economiche e la lotta di classe sono la vera chiave per capire lo sviluppo della storia e la verità universale. Charles Darwin, d’altro canto, direbbe senza dubbio che la storia esprime una lotta evolutiva il cui unico significato va ricercato nella sopravvivenza del più forte.

Che cosa ci possiamo aspettare dal futuro? Fra pochi secoli i nostri discendenti si troveranno a vivere nella società materialista propugnata da Marx, “la dittatura del proletariato”, oppure è più giusto prevedere la realizzazione della visione profetica di un Regno di Dio sulla terra, come suggerisce Toynbee?

O forse non dovremmo aspettarci nessuna conclusione gloriosa della storia - sia essa proletaria o divina. Certo, realtà quali la bomba atomica, la sovrappopolazione e l’esaurimento delle risorse della terra, suggeriscono una prognosi per nulla positiva per l’umanità. Trovando conferma in queste cupe realtà, non sono pochi chi cita la Bibbia per proclamare la distruzione conclusiva della terra e la fine dei tempi. La seconda lettera di Pietro, ad esempio, afferma che alla fine della storia i cieli svaniranno e la materia si dissolverà consumata dal fuoco (2 Pt. 3:10). Analogamente il Vangelo di Matteo ci presenta l’immagine del sole che si oscurerà, della luna che non darà più la sua luce e delle stelle che cadranno dal cielo.

Sembra un paradosso, ma mentre le descrizioni apocalittiche della Bibbia predicono la distruzione finale del nostro pianeta, altri scrittori biblici ci assicurano che essa non perirà. L’autore dell’Ecclesiaste, per esempio, scrive:

“Una generazione va e una viene, ma la terra rimane sempre ferma”. (Ecle. 1:4)

Allora come dobbiamo intendere il significato degli eventi passati e le prospettive per il nostro futuro? In che modo quel Dio che tradizionalmente è riconosciuto come Signore della storia, sta lavorando nei nostri giorni? Come si possono riconciliare gli indirizzi apparentemente contradditori delle profezie bibliche? Esaminiamo alcuni di questi argomenti in questa parte dei Principi Divini intitolata: “La Conclusione della Storia Umana”.

Da Eden a Camelot: un ideale universale

Da secoli, ormai, la tradizione giudeo-cristiana afferma che all’origine il Dio onnipotente creò un uomo e una donna e li pose in un paradiso terrestre che l’autore della Genesi chiama “Giardino di Eden”. Poiché in ebraico la parola Eden originariamente ha il significato di “delizia” o “gioia”, si può supporre che secondo la Bibbia l’uomo all’origine era destinato a vivere una vita di gioia e di felicità.

Per i Principi Divini, una visione così idealista riflette appunto la speranza originale di Dio. Se la tragedia della caduta dell’uomo non fosse mai avvenuta, Adamo ed Eva, raggiunta la loro maturità spirituale, avrebbero scoperto la vera gioia e il vero amore nella loro vita e avrebbero dato nascita a dei discendenti in grado di ereditare le loro benedizioni spirituali. Man mano che questi discendenti si sarebbero moltiplicati, formando famiglie e tribù, possiamo immaginare che questo piccolo nucleo sociale si sarebbe espanso al di là dello stesso Giardino di Eden, portando alla fine alla formazione di una società, una nazione e un mondo centrati su Dio. Se Adamo ed Eva avessero raggiunto l’unità con Dio, il mondo stesso sarebbe diventato come un unico, immenso Giardino di Eden e il regno di Dio sulla terra sarebbe stato una concreta realtà.

L’idea che il mondo, originariamente, avrebbe dovuto essere un mondo di armonia, di amore e di bellezza, è qualcosa che smuove il nostro più profondo cinismo. Ben poco, infatti, nell’esperienza umana, ci può far pensare che un giorno il mondo potrà davvero raggiungere quell’ideale. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che la nostra esperienza di vita parte da una prospettiva distorta. Se non fosse intervenuto nulla a sconvolgere il nucleo essenziale delle origini umane, se noi fossimo cresciuti in una società giusta e piena d’amore, se le nostre esperienze di vita familiare fossero state in tanti casi più positive di quello che sono state, probabilmente avremmo visto le cose da una prospettiva molto diversa. Forse, allora, saremmo in grado di scorgere la possibilità concreta di costruire una società umana ideale.

Il problema è con che spirito si sarebbe potuto realizzare questo. Secondo i Principi Divini il mondo ideale avrebbe dovuto iniziare da un individuo che incarnava il vero amore e dalla sua famiglia. Come, originariamente, avrebbe dovuto esserci una completa unità fra Dio e ogni individuo - l’apostolo Paolo, infatti, incitava i primi cristiani di Efeso a essere “imitatori di Dio” e a “camminare nell’amore” (Ef. 5:1-2) - così tutti gli uomini e le famiglie avrebbero dovuto incarnare lo spirito divino arrivando ad amare con lo stesso amore di Dio. Se questo spirito avesse fin dall’inizio permeato tutta la terra, si sarebbe sviluppata una storia di bene, di pace e di prosperità per tutti gli uomini. In breve, il mondo sarebbe stato un vero e proprio Giardino di Eden, il Regno dei Cieli sulla terra.

Riconquistare il Paradiso

Un saggio dei nostri tempi ha osservato che la vita dell’uomo è come una cipolla: se ne pela uno strato per volta e si piange tanto. Questa è la vita che siamo venuti a conoscere nel mondo caduto, separato dall’amore di Dio.

In contrapposizione a una realtà così triste, in luoghi e in epoche diverse, lungo il corso della storia è apparsa ripetutamente l’immagine di una società di amore e di giustizia. Perfino una figura come Carlo Magno, un uomo certo non ingenuo e senza esperienza delle vicende umane, si dice che dormisse con una copia de ‘La Città di Dio di S. Agostino’ sotto il cuscino e che avesse cercato di concretizzare questa promessa nel vasto regno sotto il suo dominio.

Nel Medio Evo le leggende popolari sulle gesta del Re Artù e dei suoi cavalieri della Tavola Rotonda, nell’idillico regno di Camelot, rivelavano questo anelito universale dell’uomo verso il raggiungimento di un ideale. In tempi moderni la leggenda di Camelot è stata ripresa per descrivere le speranze e gli ideali portati alla presidenza americana da John F. Kennedy agli inizi degli anni ‘60.

Qualche volta la visione di un ideale emerge proprio nei luoghi più impensati. Per chi non conosce il sentimento religioso della Russia pre-rivoluzionaria, la proclamazione di Feodor Dostoevskij sul ruolo messianico e storico del suo paese, giunge quasi come uno shock o addirittura come uno scherzo crudele. Ma nel giugno 1880, durante l’inaugurazione della statua di Puskin, questo gigante della letteratura annunciò che la missione della Russia era di promuovere la fratellanza fra tutti gli uomini, in conformità a ideali religiosi, non politici. Lo scrittore fu salutato con acclamazioni di “genio”, “santo” e “profeta”.

Qualcosa, nel più intimo dell’animo slavo, rispondeva con passione non solo all’amore di Dostoevskij per la Russia, la sua terra natale, ma anche a questo richiamo verso una religione universale, un ordine socio-economico ispirato dalla spiritualità e dagli ideali sociali russi.

Anche se sogni idealisti come quelli di Carlo Magno e di Dostoevskij non si sono ancora realizzati, i Principi Divini insegnano che tale idealismo non è per nulla qualcosa di astratto. Poiché l’intenzione originale di Dio era di creare un mondo di bene, Egli deve far qualcosa per porre rimedio alla situazione attuale dell’umanità. Dio è assoluto, eterno e immutevole, perciò, per essere tale, Egli deve arrivare a realizzare il Suo ideale originario. Un Dio sconfitto non è per nulla Dio. Ecco perché Egli intende restaurare l’uomo riportandolo allo stato puro e incorrotto in cui si trovava prima della caduta e sradicare definitivamente il male e la sofferenza dalla vita umana. Riflesso di questa determinazione sono le parole di Isaia scritte nello spirito del Signore:

“Tanto ho detto e tanto eseguirò, tanto ho deciso, tanto farò”. (Is. 46:11)

Il corso della storia, quindi, è il processo che porta alla realizzazione di questo ideale originario: essendo iniziata col male e con la sofferenza, la storia umana è divenuta la storia del lavoro di Dio per “restaurare” lo scopo originale, perduto all’inizio. La sua meta finale, dunque, è sostituire al racconto doloroso delle vicende umane una storia di bene, secondo quella che era l’intenzione originale di Dio.

Anche altri pensatori moderni riconoscono, in un certo modo, che l’umanità è destinata a raggiungere un ideale universale. L’eminente pensatore gesuita M.C. D’Arcy, per esempio, suggerisce che le cose che hanno lavorato contro di noi, possono, in effetti, mettersi a lavorare a nostro vantaggio:

“Gli storici, per la maggior parte, sono pronti ad ammettere una sorta di movimento a spirale..., verso una società universale.... Senza neppure volerlo, gli uomini sono stati costretti ad unirsi per formare nazioni e leghe, sotto la pressione degli eventi.... e con l’interdipendenza economica e sociale e la minaccia delle armi nucleari si prospetta la creazione di una società internazionale”.

Sulla stessa linea di questo pensatore il famoso scienziato gesuita Pierre Teilhard de Chardin, vede l’universo come diretto inesorabilmente a raggiungere l’unità con Dio. Egli predice che un giorno l’umanità arriverà al “punto Omega” - come lui lo definisce - il punto, cioè, in cui l’uomo sarà unito a Dio, ogni individuo sarà simile a Cristo e il mondo diventerà divino: un altro scienziato francese, Lecompte duNuoy, ha descritto un processo analogo nel suo libro Il Destino Umano, a conclusione del quale egli chiede a tutti gli uomini di non dimenticare che “il destino dell’uomo non ha confronti”, ma che noi dobbiamo collaborare nel “compito trascendentale”.

Insieme a Chardin e DuNuoy, i Principi Divini ammettono un processo storico di movimento dell’umanità verso Dio, un movimento ispirato da Dio stesso. Il bene avanza verso la sua meta nonostante gli innumerevoli ostacoli. Da Mosè a Gesù, da Budda a Confucio, dai primi discepoli ai nostri tempi, Dio sta lavorando per trasformare il mondo in accordo alla Sua dispensazione di restaurazione. In realtà Dio ha sempre lavorato per accendere un fuoco ovunque il cuore, la mente e l’animo umano erano disposti a riceverlo. Alla fine, dunque, la storia di sofferenza che abbiamo conosciuto fino ad oggi, cederà il posto a una storia di gioia e di creatività, la storia che Dio intendeva realizzare all’origine.

In termini figurativi possiamo dire che il corso della storia non procede in linea retta, ma segue un movimento circolare il quale, alla fine, ci riporta a ciò che la storia avrebbe dovuto essere all’origine: la conclusione della storia umana, pertanto, è la realizzazione dell’ideale originale di Dio.

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Gli Ultimi Giorni sono il periodo di transizione dalla storia di sofferenza e di male ad una storia di gioia e di bene.

Gli Ultimi Giorni: la fine del mondo?

I Principi Divini mostrano che se la storia umana avesse avuto inizio da una sorgente di bene, sarebbe stata una storia eterna di bontà, così come Dio è eternamente buono. Questa storia, quindi, non avrebbe avuto mai fine. Invece, poiché l’uomo si è allontanato da Dio, la storia ha avuto un inizio separato da Lui e, così com’è, non ha nessuna fondazione eterna. Ecco perché, in qualche modo, la storia che noi conosciamo alla fine dovrà terminare. Questo tempo conclusivo è comunemente noto nella Bibbia come gli Ultimi Giorni.

Ma vedere gli Ultimi Giorni soltanto come una fine, vuol dire non comprenderne il vero significato. Gli Ultimi Giorni di un’era, infatti, sono nello stesso tempo i primi giorni della nuova era che segue. Non si tratta dunque di una fine letterale, ma di un tempo di transizione.

Possiamo illustrare questo punto con un esempio storico. Si dice comunemente che nel 410 d.C. l’Impero Romano cadde. Affermare il crollo di questo vasto impero, tuttavia, non vuol dire che il suo popolo e la sua terra furono distrutti; piuttosto significa rilevare che la potenza e l’autorità del governo romano terminarono. La nazione stessa, invece, continuò ad esistere sotto un nuovo dominio. Allo stesso modo la distruzione del Nazional Socialismo di Hitler e del Terzo Reich nella Seconda guerra mondiale, non significò l’eliminazione dello stato tedesco. Oggi, infatti, la Germania Occidentale, succeduta al totalitarismo nazista, è diventata uno dei più importanti membri dell’alleanza democratica. In modo analogo, anche se negli Ultimi Giorni il mondo subirà una trasformazione radicale, quando questo periodo finirà, verrà inevitabilmente sostituito da una nuova era.

Come abbiamo già detto, poiché Dio ha sempre lavorato per restaurare gli uomini al loro stato originale di bontà, a poco a poco la storia diventerà una storia di bene; ciò è dovuto sia al fatto che Dio ha lavorato intensamente per raggiungere questa meta, sia al fatto che anche noi uomini siamo alla ricerca di questo ideale. Negli Ultimi Giorni, dunque, avrà luogo un tremendo cambiamento che segnerà il passaggio dal dominio di Satana sull’umanità all’inizio del Regno di Dio sulla terra. Invece di aspettarci una serie di spaventosi, catastrofici eventi, compreso l’annientamento della terra, possiamo anticipare il sorgere di un’era di grande gioia e speranza. Ed è proprio riflettendo in termini simbolici questa realtà, che il libro dell’Apocalisse ci promette la stupenda, conclusiva unione del cielo e della terra, di Dio e dell’uomo:

“E io vidi la Città Santa, la Gerusalemme nuova, mentre discendeva dal cielo, da presso Dio, preparata come una sposa che si è abbellita per il suo sposo. E udii una voce potente che parlava dal trono: «Ecco la tenda di Dio tra gli uomini, egli porrà le sue tende con loro, essi’ saranno il suo popolo, e Dio stesso sarà con loro…” (Ap. 21:2-4)

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La storia è il processo attraverso il quale Dio sta lavorando per realizzare il Suo ideale originale.

Gli Ultimi Giorni passati e presenti

Con la futura trasformazione della storia umana, non sarà però la prima volta che si verifica un tale processo. Nello sforzo creativo di Dio, un cambiamento in tutti i campi è piuttosto la regola che l’eccezione. Reperti sia geologici che storici, infatti, ci rivelano periodi di grandi trasformazioni. Dal punto di vista geologico, ad esempio, l’era glaciale alterò l’intero paesaggio della terra influenzando il clima generale del nostro pianeta, e simili effetti furono prodotti in altri momenti dalle eruzioni vulcaniche e dai terremoti.

Spinto dal Suo cuore d’amore, Dio ha lavorato costantemente per trasformare il mondo, ma affinché il Suo scopo possa essere realizzato, sono necessarie due cose: Dio deve fare la Sua parte, ma anche i Suoi figli devono fare la loro. Purtroppo, ogni volta che Dio ha tentato di dar inizio a una nuova storia, gli uomini non hanno completato la propria responsabilità. E così, poiché lo scopo di Dio non può mai essere portato a compimento soltanto da Lui, la storia ha continuato ad avanzare nel suo tragico corso. Per realizzare l’ideale di una società di giustizia e di amore, Dio ha dunque bisogno della nostra cooperazione.

La Bibbia ci riporta due momenti particolari in cui il faticoso lavoro di Dio per apportare un cambiamento radicale nella società terminò vanamente a causa degli errori umani. Il primo riguarda il tempo del diluvio di cui parla la Genesi. A quell’epoca il Signore era “determinato a porre fine a ogni carne” (Gn. 6:13), ma risparmiò Noè e la sua famiglia per stabilire con loro la Sua “alleanza”, ed inaugurare un nuovo inizio. Attraverso Noè, Dio cercava di realizzare un mondo nuovo. Tuttavia, poiché il male e la sofferenza hanno continuato a prosperare anche dopo quel tempo, è evidente che qualcosa in quel piano non è andato secondo i desideri divini: la speranza di Dio è stata delusa dalle azioni dell’uomo.

Il secondo punto in cui la Bibbia ci narra la lotta di Dio per porre un nuovo inizio, è la storia di Gesù. Circa 400 anni prima della nascita di Cristo il profeta Malachia aveva annunciato alcuni eventi che si sarebbero verificati alla venuta del Messia:

“Si, ecco viene il giorno, avvampante come una fornace, e tutti gli arroganti e tutti quelli che operano male saranno della paglia. E li consumerà il giorno che viene...” (Ml. 3:19)

Questa era la purificazione che Gesù doveva portare, il male doveva essere sradicato e doveva sorgere l’alba di una nuova era. Davvero “il Regno dei Cieli era vicino” (Mt. 4:17).

Gesù veniva a separare il bene dal male e a inaugurare un mondo in cui avrebbe potuto regnare il bene. Ma quando Gesù venne, purtroppo fu crocefisso proprio da quel popolo che aveva sperato di trasformare. Poiché portava una visione rivoluzionaria, Gesù fu considerato un bestemmiatore, un violatore della legge di Mosè, un distruttore dell’etica tradizionale ebraica. Sentendosi minacciati dalla forza di questo giovane, emerso dal nulla, le autorità religiose del tempo, gli scribi e i farisei, si unirono contro di lui e lo fecero uccidere. Ancora una volta il lavoro di Dio era reso vano dagli errori dei Suoi figli.

Poiché non aveva potuto portare a conclusione la storia, Gesù promise un altro tempo degli Ultimi Giorni, il tempo, cioè, in cui sarebbe ritornato per completare il suo scopo originale. Lungo la storia, tutti quelli che hanno abbracciato il Cristianesimo, hanno sempre atteso un’altra “fine”, quella conclusiva. Secondo i Principi Divini, come vedremo, in questo momento la società si sta proprio avvicinando a quella fine che, allo stesso tempo, sarà anche un nuovo inizio.

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Gli sforzi di Dio hanno bisogno d'essere completati da quelli dell'uomo.

Le Profezie bibliche e gli Ultimi Giorni

Prima di esaminare il significato dei nostri tempi, diamo un breve sguardo al modo in cui, lungo la storia, si sono attesi gli Ultimi Giorni. La Bibbia è piena di profezie apocalittiche che indicano una fine catastrofica della terra e di tutte le sue opere. Se però accettiamo il punto di vista dei Principi Divini riguardo lo scopo finale di Dio nella storia, dobbiamo stare molto attenti alle interpretazioni letterali del linguaggio figurativo apocalittico. Anche se grandiosi eventi catastrofici potrebbero davvero accompagnare il passaggio di questo mondo dalla sovranità del male a quella del bene, i Principi Divini suggeriscono che, come regola generale, l’apocalittica si comprende meglio se intesa in senso simbolico e spirituale. I Principi Divini evitano l’interpretazione strettamente letterale del messaggio apocalittico in voga nei circoli fondamentalisti, per gran parte degli stessi motivi che spinsero Origene di Alessandria a rifiutarla 1.800 anni fa. Questo teologo cristiano, che aveva messo così tanta enfasi sulla perfezione dell’amore divino, non poteva costringersi a credere che l’ira di Dio fosse l’espressione finale di quell’amore. Secondo i Principi Divini se Dio, nella Sua rabbia, distruggesse la terra come immaginano alcuni millenaristi, questo vorrebbe dire o che Dio ha abbandonato il Suo piano di riconciliazione con l’umanità o che il Suo è stato un brutto errore fin dall’inizio. Per i Principi Divini nessuna delle due alternative è naturalmente possibile.

Allora, come vanno interpretate le immagini apocalittiche? I Principi sarebbero d’accordo, per esempio, col Professor William G. Doty della Rutgers University, il quale ha fatto notare che gli scritti apocalittici “... sono per gran parte in un linguaggio figurativo, riccamente intessuto di forme linguistiche di simboli, immagini e metafore”. Ne è un esempio, la profezia in Apocalisse 21 che annuncia “un nuovo cielo ed una nuova terra”. Esiliato nell’isola mediterranea di Patmos, l’autore di questo affascinante, ma molto controverso libro descrive così la sua visione:

“E io vidi un nuovo cielo ed una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati” (Ap. 21:1).

Per i Principi Divini questi versi si possono meglio comprendere se riferiti alla trasformazione della terra, così come la conosciamo, con tutti i suoi odi, le sue guerre, le sue sofferenze, in un nuovo tipo di mondo in cui regnino la giustizia, la pace e il benessere. Solo in questo modo la “prima terra” passerà. Poiché il Regno di Dio deve essere eterno e la terra è il luogo dove Egli stabilirà questo Suo Regno, allora anche la terra dovrà durare per un periodo talmente lungo da considerarsi quasi “eterno”.

Non dissimile da questo famoso passo dell’Apocalisse, anche la seconda lettera di Pietro suggerisce la fine del mondo e, parlando del giorno della venuta del Signore, ci avvisa che:

“I cieli incendiati si dissolveranno e la materia si disintegrerà consumata da! calore” (2 Pt. 3:12).

Ancora una volta è necessario evitare un’interpretazione letterale di queste cupe predizioni sulla creazione di Dio. Se Dio permettesse un simile evento, verrebbe a negare Io scopo originale per cui ha creato l’umanità, poiché, come genitore, Egli desidera che i Suoi figli vivano veramente nell’amore e nella felicità qui sulla terra. Inoltre, come si è già detto, simili funeste profezie sono in contrasto con altre affermazioni bibliche come, ad esempio, la promessa annunciata dal libro dell’Ecclesiaste:

“Una generazione va e una viene, ma la terra rimane sempre ferma” (Ecle. 1:4).

Molto probabilmente il fuoco di cui si parla nella seconda lettera di Pietro 3:12, indica un certo tipo di giudizio. In Luca 12:49, per esempio, Gesù esclama:

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e cosa voglio se non che si accenda?”

Naturalmente Gesù non era un incendiario ma, come suggerisce il profeta Geremia, si può capire che la parola di Dio ha lo stesso effetto purificatore del fuoco (Gr. 23:39). Gesù dunque non appiccò letteralmente un fuoco, ma portò una purificazione simboleggiata da quell’immagine: la purificazione avvenne quindi non per mezzo del fuoco, ma dalla parola di Dio.

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Le profezie apocalittiche della Bibbia sulla fine della terra negli Ultimi Giorni non vanno intese in senso letterale ma simbolico.

Il messaggio di verità di Dio, infatti, pone gli uomini di fronte ai propri peccati e limitazioni interiori. “Signore, quante volte peccherà contro di me mio fratello e gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?” - chiede Pietro al suo maestro. E Gesù gli risponde: “Non sette volte, ma settanta volte sette”. In questo confronto le Imitazioni interiori di Pietro vengono portate alla luce e messe alla prova dalle parole di Gesù che, allo stesso tempo, giudicano e purificano il discepolo. Analogamente l’idea che negli Ultimi Giorni la terra dovrà essere consumata dal fuoco ci suggerisce in che modo essa subirà una purificazione: il mondo sarà purificato dalla Verità di Dio.

Un’altra grandiosa, spettacolare profezia che tutti conoscono, si trova nella prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi, dove l’Apostolo promette ai credenti che saranno rapiti in cielo per incontrare il Signore nell’aria:

“Perché il Signore stesso ad un segnale, con voce di Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo e prima risorgeranno i morti in Cristo, poi noi, i viventi, i superstiti, saremo insieme a loro rapiti sulle nubi incontro al Signore nell’aria e così saremo sempre col Signore” (1 Ts. 4:16-17).

fig.5

Questa famosa affermazione, che è stata fonte di speranza per i credenti tradizionalisti di tutto il mondo, va però vista nella giusta prospettiva. Da un lato gli studiosi della Bibbia notano che questa lettera ai Tessalonicesi è la prima epistola di Paolo e pertanto riflette solo il pensiero dell’apostolo nei primi tempi del suo ministero. Pur non potendo leggere nella mente di Paolo, sembra che in quel momento anche lui, come la maggior parte dei primi cristiani, si attendesse un ritorno immediato di Gesù in modo soprannaturale… Ma col lungo ritardo della venuta di Cristo, pare che anche il pensiero di Paolo abbia subito un’evoluzione tanto che, in alcune lettere successive, egli non sembra più aspettarsi il ritorno di Gesù sulle nuvole. Nell’epistola ai Filippesi 1:21-23, per esempio, Paolo dice che sta aspettando con ansia di morire perché è attraverso la morte che finalmente potrà incontrare Cristo.

L’interpretazione letterale di questo passo della lettera ai Tessalonicesi può però essere messa in dubbio anche da un altro punto di vista. Indipendentemente dall’evoluzione del pensiero paolino, alla luce dei Principi Divini secondo i quali l’ideale di Dio deve essere realizzato qui sulla terra, non nel cielo, dobbiamo considerare quest’antica affermazione ai Tessalonicesi come un’immagine simbolica. Nella Bibbia il “cielo” di solito si riferisce al regno santo ed elevato, sotto la sovranità del bene, mentre la “terra”, indica il regno empio e peccaminoso che si trova sotto la dominazione del male. La frase “Padre nostro, che sei nei cieli”, per esempio, non significa che Dio risiede in particolar modo in cielo, ma piuttosto si riferisce al regno santo ed elevato della Sua esistenza. Perciò l’espressione “incontrare il Signore nell’aria” non deve essere intesa come l’elevazione fisica dei cristiani per incontrare Cristo in cielo, ma piuttosto va vista come un riferimento allo sviluppo delle qualità interiori dei seguaci di Gesù che li porta a elevarsi, diventando uno con Cristo spiritualmente.

Sviati dall’Apocalisse

Anche se i capi del Giudaismo erano stati fedeli a Dio, secondo quella che era la loro comprensione, e avevano atteso con tanta ansia la venuta del Messia, quando finalmente Gesù arrivò, essi non furono capaci di accettarlo. Proprio per il suo aspetto così comunemente umano, Gesù non si conformava ai loro stravaganti preconcetti sull’atteso Messia. Come possono, oggi, le persone di fede e di coscienza essere sicure che non falliranno anche loro come gli antichi ebrei nel riconoscere la nuova dispensazione di Dio, quand’essa inizierà? Forse anche questa volta la volontà di Dio si manifesterà in modo completamente diverso da quanto ci si aspetta.

II pericolo che ciò accada è notevolmente accresciuto dal carattere della lingua in cui è scritta molta parte del materiale biblico apocalittico. I testi apocalittici sono, per loro stessa natura, di difficile comprensione, tanto che sono possibili variatissime interpretazioni, di cui molte veramente bizzarre. L’incapacità a vedere il materiale apocalittico nella giusta prospettiva può dar luogo a una ristrettezza di vedute, a un’accettazione cieca. Può portare perfino al tragico rifiuto a credere che la rivelazione di Dio agli uomini continui. Bisogna dunque essere aperti a una nuova comprensione.

Volendo riassumere la loro visione dell’apocalittica, i Principi Divini sosterrebbero l’opinione di Jungen Moltmann, il professore tedesco noto come l’artefice della “teologia della speranza”. Moltmann sottolineò che il mondo non dovrebbe essere visto come una sala d’aspetto delle anime per il loro viaggio verso il cielo, ma piuttosto come un campo di battaglia per la libertà e l’arena per la creatività dell’uomo. Sia Moltmann che i Principi Divini sono d’accordo su quanto, ha fatto notare Walter Rauschenbusch, il padre battista del Vangelo Sociale: “Il Cristianesimo ascetico ha detto che il mondo è malvagio e poi l’ha lasciato com’è. L’umanità sta aspettando un Cristianesimo rivoluzionario che riconoscerà la malvagità del mondo, ma saprà anche cambiarlo”.

L’Era post-cristiana: promessa e possibilità

Non fu senza motivo se, proprio subito dopo la crocifissione, i discepoli di Gesù si aspettavano un ritorno immediato del loro Signore. Era stato lo stesso Gesù a incoraggiarli a farlo. Leggiamo infatti le sue parole nel Vangelo di Matteo:

“In verità vi dico che vi sono qui tra i presenti alcuni che non gusteranno la loro morte, fino a che non vedono il Figlio dell’Uomo venire nel suo regno” (Mt. 16:28).

Il fatto che le speranze dei primi cristiani siano state deluse non ha mai distolto da quella fede le generazioni successive di credenti. In tutte le epoche ci sono state chiese che hanno creduto che il loro tempo era quello degli Ultimi Giorni, il tempo del ritorno di Cristo. I seguaci di William Miller, ad esempio, precursori degli Avventisti dei Settimo Giorno, si aspettavano che Cristo sarebbe ritornato fra il marzo 1843 e il marzo 1844. La loro convinzione era così forte che, anticipando il gran giorno, molti di quei fedeli avevano dato via tutti i loro beni. Nel XX secolo, i Testimoni di Geova proclamarono inizialmente che Cristo sarebbe ritornato nel 1914 per inaugurare il suo Regno sulla terra. Anche se non è venuto fisicamente, i Testimoni di Geova nondimeno, affermano che Cristo è effettivamente ritornato a quell’epoca, perché il suo è stato un ritorno spirituale.

È chiaro che, per proclamare che un determinato periodo di tempo sono gli Ultimi Giorni, bisogna avere delle ragioni più che valide. Semplici speculazioni, sogni, intuizioni, deduzioni in conformità a fenomeni astrologici, difficilmente possono fornire una base convincente per affermare l’effettiva venuta della fine dei tempi. Occorre perciò trovare dei criteri più logici e razionali.

Senza nessun particolare riferimento agli Ultimi Giorni diverse persone hanno intuito che, nei nostri tempi, qualcosa di nuovo sta accadendo. Il Professor Alvin Toffler, per esempio, nella sua classica analisi del cambiamento che il mondo sta subendo, afferma con molta chiarezza il fatto che siamo entrati in un’era completamente diversa dal passato:

“Mutando il nostro rapporto con le risorse che ci circondano, espandendo violentemente il raggio di cambiamento e, cosa più importante, accelerandone il passo, noi abbiamo in maniera irreversibile tagliato i ponti col passato. Ci siamo liberati dei vecchi modi di pensare, di sentire, di adattarsi, abbiamo posto le basi per una società completamente nuova ed ora ci stiamo muovendo verso la sua realizzazione”.

Oltre a Toffler, anche altre eminenti personalità riconoscono che siamo in una nuova era. Per il dott. Eugene Carson Blake, ex-segretario del Consiglio Mondiale delle Chiese, “l’era del Cristianesimo è finita”. Parlando in base alla sua vasta esperienza personale, il defunto Primo Ministro dell’India Nehru, affermò che l’umanità “sta lasciando l’era della religione ed... entrando nell’era della scienza e della spiritualità”. Marshall McLuhan, il guru canadese dei mass-media ha asserito che abbiamo lasciato l’era delle comunicazioni attraverso la stampa e stiamo vivendo in un’era elettronica in cui “è stato creato un ambiente totalmente nuovo”. Questo - egli afferma - sta cambiando la coscienza, a struttura sociale e la cultura dell’uomo e sta spingendo l’umanità verso la creazione di un “villaggio globale”.

Come alternativa a questo villaggio globale, naturalmente, abbiamo la potenzialità di arrivare ad un olocausto nucleare. Film come Il Dottor Stranamore e Il Giorno Dopo, hanno riflesso fin troppo bene la consapevolezza generale della prospettiva a cui si trova di fronte l’umanità. Anche Arnold Toynbee, fra gli altri, ha riconosciuto la possibilità di simili catastrofi ma, secondo lui, proprio questa minaccia può essere la fonte di un ordine mondiale radicalmente nuovo e superiore.

“Ci stiamo muovendo verso un capitolo della storia umana in cui la nostra società sarà una scelta non fra un mondo integro e un mondo di macerie, ma fra un mondo e nessun mondo. Io credo che la razza umana sceglierà la vita e il bene, non la morte e il male. Pertanto, io credo all’imminenza di un mondo unito, e sono convinto che, nel XXI secolo, la vita umana sarà nuovamente unita in tutti i suoi aspetti e le sue attività”.

Al di là di queste opinioni più o meno secolari, oggi stanno sorgendo numerose nuove correnti spirituali che fanno pensare a qualcosa di speciale riguardo alla nostra era. Innanzitutto, ora ci sono molte più persone che lottano per raggiungere l’autocoscienza attraverso la ricerca della verità interiore. Sociologi eminenti documentano l’emergere di una nuova coscienza religiosa fra i giovani idealisti, dalla fine degli anni ‘60 e negli anni ‘70. La nascita di nuove religioni e il loro straordinario sviluppo nel giro di un decennio, testimoniano che una nuova spiritualità sta permeando il mondo. Anche lo spirito evangelico sta rinascendo e l’esperienza carismatica con i “doni dello Spirito Santo” si sta estendendo perfino ai cristiani delle denominazioni tradizionali. Gran parte di questo nuovo fermento religioso ha cominciato a svilupparsi dal 1960.

Ma al di là di tutte queste straordinarie affermazioni e grandiose speranze, possiamo davvero affermare che i nostri tempi sono il periodo degli Ultimi Giorni? Gesù disse che avremmo potuto riconoscerlo dai segni intorno a noi.

“Dal fico imparate la parabola: quando già il suo ramo è divenuto tenero e mette le foglie, conoscete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutto questo, sappiate che egli è vicino, alle porte”. (Mt. 24:32-33)

Che tipo di segni indicheranno che Cristo è “alle porte” e che siamo effettivamente all’alba del Regno di Dio? Che segni sono validi per indicare l’avvento di questo Regno?

Le tre benedizioni nel mondo moderno

Ancora una volta i Principi Divini rispondono a questi interrogativi facendo riferimento allo scopo originale di Dio per la creazione. La meta della storia umana è stabilire l’ideale originale di Dio, cioè un mondo basato sulle tre benedizioni: la maturità individuale, la moltiplicazione attraverso l’amore coniugale e il dominio creativo dell’uomo sull’universo. Se la nostra era è il tempo degli Ultimi Giorni, allora dovremmo vedere i segni che indicano come queste promesse si stanno già realizzando. Esaminiamo dunque i nostri tempi partendo da questa prospettiva.

La prima benedizione implica il raggiungimento della maturità spirituale o “perfezione” da parte dell’uomo. Una persona spiritualmente matura è un individuo che gode pienamente della sua libertà di pensiero e d’azione, che abbraccia ed esprime l’amore di Dio per gli altri e che ha un cuore d’amore verso la creazione. Una persona così, naturalmente, era Cristo. Gesù visse secondo il modo di vita del Regno dei Cieli e stabilì un modello per tutti gli uomini.

Purtroppo, come sappiamo, a causa della caduta l’umanità non ha potuto realizzare questo tipo di vita, anche se questa resta la meta che ognuno di noi un giorno è destinato a raggiungere. Il periodo degli Ultimi Giorni rappresenta appunto la fase finale dello sforzo progressivo di Dio per riportare ogni uomo a quello stato ideale.

Attualmente molte persone sono assetate di una spiritualità più profonda, tendenza che, come abbiamo già notato, risulta evidente nell’interesse verso nuove fedi sviluppatosi ultimamente in tutto il mondo, così come nei movimenti sorti per promuovere l’amore universale, l’eguaglianza, i diritti e la dignità umana. Oltre a questo, possiamo costatare il notevole sviluppo della sensibilità spirituale dell’uomo moderno. Secondo i Principi Divini, ogni individuo è creato per raggiungere l’unità con Dio e arrivare a comunicare pienamente con Lui. A causa del peccato originale, tuttavia, i nostri primi antenati e quindi tutti i loro discendenti sono caduti in uno stato d’insensibilità, d’incapacità a percepire la presenza di Dio. Ecco perché da molti il Padre che è nei Cieli è sentito come un essere remoto, se non addirittura come qualcuno con cui è impossibile comunicare. Dalla Bibbia, però, vediamo che negli Ultimi Giorni la comunicazione dell’uomo con Dio e col mondo spirituale sarà restaurata.

“... negli Ultimi Giorni ... io effonderò il mio Spirito sopra ogni carne e i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri vecchi sogneranno sogni; si sopra i miei servi e sopra le mie serve in quei giorni effonderò del mio Spirito” (At. 2:17-18)

Il recente aumento delle esperienze spirituali e dei fenomeni psichici in tutto il mondo è proprio un riflesso dei fenomeni descritti negli Atti degli Apostoli. Tali eventi, così come le esperienze del Vescovo protestante James Pike che riusciva a comunicare col figlio morto, la pubblicazione di libri come ‘La vita oltre la vita’ del dott. Raymond Moody, e la nascente consapevolezza della realtà dei fenomeni extrasensoriali suggeriscono che alcune barriere che impedivano la comunicazione col mondo spirituale sono state abbattute. Questa evidente restaurazione dello spirito e del cuore dell’uomo, indica che ci troviamo nello stadio iniziale della restaurazione della prima benedizione.

La seconda benedizione di Dio all’uomo - la benedizione della moltiplicazione - implicava la capacità di Adamo ed Eva di diventare genitori ideali, secondo il desiderio di Dio, e di creare su questa fondazione prima una famiglia, poi una società e quindi un mondo ideali. In altre parole, la gioia della seconda benedizione è la capacità di creare una vera famiglia e, su questa base, arrivare a creare un’unica famiglia mondiale.

Tuttavia, come sappiamo, Adamo ed Eva caddero rovinando tragicamente il loro ruolo originale di veri genitori e l’umanità, ereditando il loro carattere distorto, venne a formare un mondo sotto la sovranità del male: ecco come, di conseguenza, fu necessario stabilire un processo di restaurazione. Perciò, attraverso la religione e i differenti aspetti della civiltà, Dio ha dovuto lavorare per guidare l’uomo a realizzare il Suo ideale originale: un’unica cultura universale, basata sull’amore della famiglia.

Se dunque diamo uno sguardo alla storia, possiamo vedere in che modo Dio ha lottato per raggiungere questo scopo originale. Da un punto di vista storico sono sorte molte culture diverse; col tempo, però, come ha rilevato Arnold Toynbee, culture più elevate sono emerse facendo capo a nuove importanti religioni; quindi, attraverso un processo di assorbimento delle varie culture minori da parte di quelle più elevate, con un contenuto più universale, si è verificato un consolidamento delle culture stesse. Come risultato di questa evoluzione oggi rimangono solo quattro sfere culturali maggiori: la Giudeo-Cristiana, l’islamica, l’Orientale (basata sul Buddismo, sul Confucianesimo e sul Taoismo) e l’Induista. Questo movimento della storia verso un punto di convergenza rivela la tendenza dell’umanità a stabilire un’unica cultura mondiale e ci indica che anche la seconda benedizione di Dio all’uomo si sta a poco a poco restaurando. Non è perciò senza ragione che studiosi come d’Arcy, McLuhan e lo stesso Arnold Toynbee, hanno anticipato il sorgere di una società universale nei nostri giorni.

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Lungo i secoli le diverse sfere culturali hanno avuto la tendenza a fondersi. Nella nostra era moderna siamo sul punto di realizzare un'unica cultura universale.

Ma oltre a questi sviluppi avvenuti lentamente nel tempo, anche altre più recenti e rapide evoluzioni indicano che ci stiamo avviando verso la realizzazione di un’unità mondiale. Dopo la Seconda guerra mondiale, la comunità umana è divenuta consapevole - a un grado mai prima raggiunto - della necessità di una cooperazione internazionale e di un governo mondiale. Tale consapevolezza ha portato alla nascita delle Nazioni Unite e di altre commissioni e organizzazioni a carattere internazionale, tutte volte a promuovere la cooperazione fra le varie nazioni. Ogni cosa, dalle riserve del cibo all’uso delle risorse oceaniche, dall’energia atomica all’ecologia e al commercio, sono adesso questioni d’interesse e d’intervento internazionale. La costituzione di organizzazioni quali la Croce Rossa Internazionale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, sono tutte un riflesso di questa crescente tendenza della vita umana a convergere verso l’unificazione.

Inoltre, in seguito agli enormi progressi nei trasporti e nelle comunicazioni il mondo si è “rimpicciolito” a un punto tale che possiamo quasi arrivare in ogni parte della terra nel giro di poche ore. La possibilità di viaggiare in altri paesi è aumentata enormemente, causando un interscambio e una comprensione reciproca fra i diversi popoli, che non conosce precedenti. Ci troviamo a vivere in una comunità mondiale dove razze, nazionalità, costumi, culture e prodotti del mondo si mescolano e si armonizzano come mai prima d’ora.

Secondo i Principi Divini tutte queste tendenze e speranze raggiungeranno la loro piena realizzazione quando arriverà il dono finale della storia, il Signore del Secondo Avvento, con la nuova ideologia universale che egli porterà. Ed è proprio attraverso il Signore che il mondo unito, perso all’inizio della storia, sarà finalmente restaurato.

Passiamo ora a esaminare la terza benedizione. La gioia di questa benedizione comporta il diritto e la capacità di una persona matura ad avere dominio sulla creazione di Dio. Originariamente questo dominio avrebbe dovuto essere sia spirituale che fisico, cioè sia interiore che esteriore. L’uomo avrebbe dovuto sì, dominare il mondo fisico attraverso i mezzi tecnici da lui creati, ma avrebbe dovuto far questo motivato da un cuore d’amore. Questo cuore, che fu perso con la caduta, adesso si sta a poco a poco restaurando. La nostra coscienza morale si è evoluta lungo il corso della storia, portandoci ad assumere un nuovo senso di responsabilità nei confronti della creazione. Ora siamo coscienti che non possiamo più abusare del nostro ambiente ma che dobbiamo prendercene cura se vogliamo che esso ci risponda nel giusto modo e provveda ai nostri bisogni. Nella nuova era, pertanto, invece di sfruttare indiscriminatamente le nuove risorse, l’umanità amerà la creazione e se ne prenderà cura. Il nostro nuovo dominio sull’universo non sarà più inteso unicamente in termini di potere, ma di amore.

Prove di questa restaurazione dell’amore degli uomini verso la creazione si possono vedere nei movimenti ecologici e di conservazione, nelle associazioni per la protezione degli animali, nelle iniziative per bonificare le aree inquinate e nelle varie organizzazioni e club costituiti per rivalutare e apprezzare la natura.

Oltre a questa dimensione interiore, l’uomo sta anche restaurando il suo dominio esteriore, soprattutto attraverso la scienza e la tecnologia. In questo secolo, infatti, si è verificato un tremendo progresso scientifico, mediante il quale l’umanità a poco a poco ha acquistato il controllo della terra, del mare, dell’aria e perfino dello spazio. Nonostante i gravi problemi cui ci troviamo di fronte, attraverso realizzazioni come la produzione di massa, le coltivazioni intensive, la trasformazione dei deserti in terre coltivabili e il controllo dell’ambiente, abbiamo la speranza di poter creare uno standard ideale di vita per tutti gli uomini. Anche l’utilizzazione dei fondali dell’oceano e perfino delle calotte polari sono esempi della capacità che l’uomo ha di trasformare la creazione in un ambiente ideale. Un altro fattore di straordinaria potenza nell’espansione del dominio dell’uomo è stato infine l’avvento del computer.

Pertanto, prove che i nostri giorni sono effettivamente la Fine dei Tempi e quindi lo stadio immediatamente precedente la restaurazione della terza benedizione di Dio, si possono vedere sia nel crescente sviluppo della cura e dell’amore verso la natura che nei tremendi progressi della scienza e della tecnologia. Le tre benedizioni date da Dio all’umanità sono dunque in fase di restaurazione e quindi possiamo anticipare che stiamo vivendo nell’era in cui sarà realizzato il Regno di Dio sulla terra. La creazione del mondo ideale di Dio è una realtà che ci coinvolge direttamente; siamo veramente negli Ultimi Giorni.

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Alla scoperta del Nuovo Giorno

In questi ultimi anni si è scritto molto sul cosiddetto “momento esistenziale” - un momento decisivo nel tempo, in cui agire vuol dire portare liberazione e crescita, mentre esitare o tirarsi indietro significa favorire il ristagno e la morte. Nella provvidenza di Dio l’umanità è ora entrata in questo tempo così critico.

Comprendere il significato di questo momento richiede uno sforzo non indifferente da parte della libertà interiore e dell’intuizione spirituale di ogni individuo. Per rimanere in linea con lo sviluppo della provvidenza di Dio bisogna essere disposti a cercare e a cambiare. Esaminiamo alcuni principi che l’adeguarsi alla nuova dispensazione di Dio comporta.

La storia ci insegna che Dio, ogni volta che inaugura un nuovo lavoro, pone sempre una figura centrale come Suo strumento nella fase di transizione: uomini con un simile ruolo furono ad esempio Noè, Mosè e Gesù; inoltre, tutte le volte che arriva una figura nuova, designata da Dio, l’autorità e la presenza spirituale di chi la precede passano a lei. Al tempo di Gesù, ad esempio, a chi ricercava Dio non era più sufficiente obbedire alla legge di Mosè, perché la grazia e la potenza di Dio venivano piuttosto riversate su chi si univa a Gesù. Sono uomini come Pietro e Paolo che hanno veramente portato un cambiamento e che la storia ricorda. Coloro che al tempo di Gesù centrarono la loro vita solo sulla legge di Mosè, mancarono di cogliere un’opportunità privilegio di pochi.

Allo stesso modo, nella nostra era, compito della persona che vuole servire Dio nella maniera più completa, è trovare il nuovo strumento centrale attraverso cui Dio sta lavorando. Realizzare questo richiede un grado di apertura mentale non indifferente; occorre liberarsi da ogni inutile attaccamento ai concetti e ai pregiudizi tradizionali, perché Dio lavora sempre in modi inaspettati. Forse, come ha detto Gesù, bisogna avere la stessa purezza di cuore dei bambini:

“Se non vi convertite e non diventate come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt. 18:13).

Tuttavia, pur possedendo la mancanza di pregiudizi di un bambino, siamo chiamati all’autonomia di un adulto. Come hanno scoperto uomini quali S. Francesco e Martin Lutero, la via del Signore è un cammino che si percorre in solitudine. I parenti, gli amici, perfino le persone che prima ci hanno fatto da guida spirituale, possono essere del tutto inconsapevoli della nuova chiamata di Dio. S. Francesco, forse il più grande santo della chiesa cristiana, ad esempio, fu

diseredato dalla sua famiglia; Martin Lutero fu colpito da anatema dalla gerarchia ecclesiastica. Entrambi, se pure in modi diversi, furono ostacolati dalle persone a loro più vicine e dovettero affidarsi soprattutto a Dio e alle proprie risorse.

In maniera analoga, negli Ultimi Giorni, una persona per rispondere alla nuova chiamata di Dio può trovare poco appoggio da parte dei suoi familiari, degli amici, delle autorità spirituali del suo tempo. All’inizio non tutti possono riconoscere la nuova espressione della Verità di Dio.

Un’altra lezione che possiamo imparare dal passato è che la nuova era non inizia subito dopo che si è conclusa quella vecchia, ma comincia mentre questa è ancora in corso. Pertanto, cresce e si sviluppa in un ambiente di opposizione e di conflitto. Inevitabilmente le dottrine, le autorità e le istituzioni tradizionali vengono ad essere minacciate da quelle nuove. Ecco perché tutte le persone ispirate da Dio dall’Apostolo Paolo e la Chiesa cristiana, fino ad arrivare a Martin Luther King e al movimento dei diritti civili in America, hanno seguito un cammino di persecuzioni. Questo è il prezzo che poche persone scelte devono pagare per permettere alla causa di Dio di progredire sulla terra.

Conclusione

Pur non esprimendo esattamente la visione dei Principi Divini, il Professor Lewis Thomas, ricercatore e biologo dello Sloan Kettering Institute di New York, ha espresso da un punto di vista scientifico una simile visione ottimista sul destino dell’uomo:

“Non c’è assolutamente nulla di assurdo nella condizione umana. Mi sembra di azzardare un’ipotesi giusta dicendo che forse siamo occupati a formare qualcosa come una mente per la vita di questo pianeta. Se è così, ci troviamo ancora nello stadio più primitivo, stiamo ancora annaspando con i problemi di lingua e di pensiero, ma con una potenzialità infinita per il futuro. Da questo punto di vista è notevole che siamo arrivati dove siamo arrivati in così breve tempo o, meglio ancora, in nessun tempo, se misurato in termini geologici. Noi siamo le cose più nuove, più giovani, più intelligenti che esistano”.

Anche secondo i Principi Divini la conclusione della storia umana è positiva: il Regno di Dio sarà stabilito sulla terra. Nostro compito, naturalmente, è realizzare questa promessa, cioè fare la nostra parte per permettere alla forza trasformatrice di Dio di portare a compimento gli ideali che tutti noi ricerchiamo. Dio ha bisogno del nostro aiuto, ha bisogno che noi facciamo la nostra parte per realizzare quegli ideali per cui abbiamo una “potenzialità infinita”.

In tutto il corso della storia ci sono stati alcuni uomini e alcune donne che hanno avuto il privilegio di vivere in momenti particolarmente decisivi. Certo, un tempo simile era quello dell’avvento di Gesù e, senza dubbio lo era anche il periodo della Riforma di Martin Lutero. In momenti cruciali come questi, la vita di una persona assume un’importanza che va al di là della sua stessa esistenza e le sue azioni hanno una ripercussione ben più grande che in tempi normali. Se Saulo di Tarso fosse vissuto in un altro periodo, forse la storia non avrebbe mai conosciuto il suo nome. Se i primi discepoli non avessero affatto seguito Gesù, l’amore di Cristo e la luce portata dalle sue parole non avrebbero illuminato ed ispirato la civiltà occidentale.

Ora noi stiamo vivendo in un tempo d’importanza parallela a quella di Gesù. Nel periodo degli Ultimi Giorni il valore della vita di un individuo è moltiplicato. Unendosi alla nuova dispensazione di Dio, ricercando la Sua volontà, aiutando il Suo lavoro, una persona può vivere una vita che avrà una risonanza speciale, eterna.

Prima, però, occorre sapere esattamente in che modo Dio sta lavorando. Ralph Waldo Emerson una volta definì così il suo scopo di vita: “Trovare qualcuno che mi farà fare quello che ho la capacità di fare”. In termini di realizzazione del nostro potenziale divino, la necessità espressa da Emerson è valida per ogni persona. Noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci stimoli a essere quelle persone che dovremmo veramente essere. Secondo i Principi Divini questa figura universale è il Messia. Poiché Cristo ritornerà negli Ultimi Giorni, dobbiamo scoprire in che modo e anche dove e come questo accadrà. Sono proprio queste alcune delle domande fondamentali che saranno affrontate negli ultimi due capitoli di questo corso di studi sui Principi Divini.

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